Il 25 e 26 febbraio, in occasione dell’ostensione straordinaria delle reliquie del Serafico Padre San Francesco d’Assisi, nel contesto del Giubileo francescano per l’ottavo centenario del suo pio transito (1226 – 2026), la nostra Comunità parrocchiale, accompagnata da fra Massimiliano Scolozzi e fra Antonio Lauriola, insieme alla Parrocchia di Pietrelcina, accompagnata da fra Daniele Moffa e fra Antonio Pompilio, ha vissuto un intenso pellegrinaggio a Cascia, Roccaporena e Assisi. Hanno partecipato giovani, adolescenti, adulti e famiglie, rendendo questa esperienza particolarmente viva e significativa. La presenza di diverse generazioni ha creato un clima di fraternità, fede e gioia condivisa, testimoniando una Comunità unita e desiderosa di crescere insieme nella vita spirituale.
Sulle orme di Santa Rita da Cascia, di San Francesco d’Assisi, di Santa Chiara d’Assisi e di San Carlo Acutis, abbiamo condiviso momenti intensi di preghiera, riflessione e autentica e gioiosa comunione fraterna.
La mattina del 25 febbraio è stata dedicata a Cascia, città profondamente legata a Santa Rita. Nella Basilica che custodisce il suo corpo abbiamo celebrato la Santa Messa e poi sostato in preghiera davanti alla tomba della Santa, affidando al Signore le intenzioni personali, le famiglie e le speranze delle nostre Comunità. È stato un momento di raccoglimento, nel quale ciascuno ha potuto sentire la vicinanza di Dio e la forza della preghiera condivisa.
Nel pomeriggio, dopo pranzo, ci siamo incamminati per Roccaporena, borgo natale di Santa Rita. La visita ai luoghi della sua infanzia e giovinezza e la salita allo scoglio della preghiera hanno offerto un tempo prezioso di silenzio, di preghiera e di riflessione, riscoprendo il valore dell’ascolto interiore e rinnovando l’adesione a Cristo Signore in ogni situazione della vita, spronati dall’esempio della “Santa dei casi impossibili”, la donna coraggiosa che si è fatta accompagnare da Dio in ogni situazione della sua vita.
In serata il gruppo ha raggiunto Assisi, città della pace, preparando i cuori al momento culminante del pellegrinaggio e creando un clima di attesa spirituale e gioiosa fraternità.
La mattina del 26 febbraio, infatti, è stata dedicata alla venerazione delle reliquie del Poverello di Assisi, l’uomo umile che ha conquistato il cuore di Dio e di tanti uomini e donne che, dopo ottocento anni, si lasciano ancora interrogare dalla sua scelta radicale.
In questo anno giubilare dell’ottavo centenario del suo pio transito, sostare davanti alle spoglie del Serafico Padre è stato un momento di profonda emozione e di rinnovamento della fede. Giovani, adulti e famiglie hanno chiesto al Signore il dono della pace, della fraternità e di una vita vissuta secondo il Vangelo.
Successivamente abbiamo visitato la Basilica di Santa Chiara, venerando il corpo di questa “donna decisa”, che con tenacia ha introdotto nella Chiesa una nuova forma di consacrazione per le donne, vivendo il Vangelo senza sconti o scorciatoie. All’interno della Basilica, significativa è stata la sosta davanti al Crocifisso di San Damiano, che “rivoluzionò” il cuore di Francesco, inviandolo a riparare la Casa del Signore.
Al termine della mattinata, le nostre Comunità si sono recate presso la tomba di San Carlo Acutis, il giovane che ha compreso che soltanto donando la vita a Dio e ai fratelli essa acquista gioia, libertà ed eternità, diventando “vita eucaristica”. La sua testimonianza ha parlato in modo particolare ai più giovani, ma ha toccato profondamente anche gli adulti: un esempio concreto di santità possibile nella vita ordinaria.
Nel pomeriggio abbiamo celebrato la Santa Messa presso una delle cappelle esterne della Basilica di Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola, luogo tanto caro a San Francesco. La sosta, seppur breve, nella Chiesetta della Porziuncola è stata il sigillo spirituale del nostro pellegrinaggio: un momento di unità e di ringraziamento per i doni ricevuti. Al termine, il gruppo è ripartito per Campobasso e Pietrelcina, portando con sé la gioia, la gratitudine, l’emozione e la pace dell’esperienza vissuta.
Il pellegrinaggio non è stato solo un viaggio nei luoghi santi, ma un cammino di crescita interiore, infatti, i santi incontrati lungo il percorso ci consegnano insegnamenti preziosi per la vita quotidiana:
San Francesco ci invita alla semplicità e alla pace nelle relazioni quotidiane, sforzandoci sempre più di essere strumenti di pace.
Santa Rita ci insegna il valore della perseveranza e del perdono nelle difficoltà, affrontando le prove personali, familiari o comunitarie con fiducia e disponibilità al perdono.
Santa Chiara ci richiama alla centralità di Cristo e dell’Eucaristia, invitando a mettere al centro di ogni relazione il messaggio evangelico.
San Carlo ci mostra che la santità è possibile nella vita ordinaria, tra studio, lavoro, amicizie e uso responsabile della tecnologia, mettendo l’Eucaristia al centro e vivendo la fede con entusiasmo anche nella quotidianità.
Il pellegrinaggio ha reso visibile una Chiesa viva, in cui giovani, adolescenti, adulti e famiglie hanno condiviso preghiere, canti, momenti di riflessione e fraternità. Ora il compito è portare nella vita quotidiana la gioia e la fede sperimentate: nelle case, nei luoghi di lavoro, a scuola e in Parrocchia.
Che l’esempio di Santa Rita, San Francesco, Santa Chiara e di San Carlo continui a illuminare il cammino delle nostre Comunità, rendendoci testimoni gioiosi del Vangelo e strumenti concreti di pace e speranza.
Una pellegrina riconoscente!
|
|
||||
